La Via Romea Germanica

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Molti fra gli abitanti dei comuni appenninici tra Romagna e Toscana conoscono, anche solo per nome, il Passo dell’Alpe di Serra (1148m), fra questi sono diversi coloro che hanno sentito  parlare di Via Vecchia Romagnola precedente al Passo dei Mandrioli (1173m), o addirittura di Via Maior, come la descrivono atti notarili camaldolesi da poco dopo il 1000 ai nostri giorni.

La Via Romea Germanica

Molti abitanti della Valle Santa, ricordano che i nonni traversavano l’Appennino, per lavoro o per acquisti per l’Alpe di Serra. I lastricati, i ciottolati le massicciate di molti tratti di questa strada, tra Bibbiena e Bagno di Romagna hanno colpito l’immaginazione di molti curiosi, appassionati di storia ed archeologia che hanno spesso attribuito il nome di Strada Romana a quella che è in realtà una strada preesistente la conquista romana anche se nulla di specificamente “romano” è oggi visibile lungo il percorso ed i lastrici e le massicciate non risalgono che a pochi secoli fa. 
La via Romea Germanica ha una lunga e fortunata storia, che trova conferme anche in alcuni documenti risalenti al periodo medievale. I pellegrini ungari e tedeschi provenienti dai paesi europei centro-settentrionali e che, durante il periodo medievale, dovevano raggiungere Roma seguivano due strade: una lungo la valle dell'Adige fino a Verona; l'altra lungo la val Pusteria fino a Treviso. Entrambi i percorsi raggiungono poi la via Emilia, seguendola sino a Forlì, dove ha inizio la strada che, risalendo la valle del Bidente, valica l'Appennino al passo dell'Alpe di Serra. Il percorso, digradando per il Casentino verso Arezzo e proseguendo per la val di Chiana, arriva a Orvieto, per poi raggiungere Montefiascone, località in comune con la via francigena, per poi raggiungere Roma.
Le fonti tedesche considerano la Via Romea melior via per Roma, anche nota come Germanica, di Alemagna, o Teutonica appellativi che variavano a seconda della provenienza dei pellegrini che la percorrevano. 
Nella seconda metà dell’800 emerse in Sassonia, nella biblioteca Herzog August di Wolfenbuttel, un documento scritto verso il 1236, che descriveva le strade che collegavano la città di Stade in Germania a Roma, a beneficio dei pellegrini. Il documento, parte deglli Annali di Stade (Annales Stadenses) compilati dall’abate Alberto, un frate francescano del convento di Santa Maria di Stade, forniva diversi itinerari con dati precisi su luoghi a distanze da traversare e anche sulle della strada, per il viaggio di andata e di ritorno da Roma.
Tra gli itinerari registrati dall’Abate Alberto viene descritto esplicitamente il percorso dell’antica via Romea Germanica e le tappe dell’ itinerario: Forlì, San Martino in Strada, Meldola, Civitella, Bagno di Romagna, l’Alpe di Serra, Campi di Bibbiena, Subbiano, ecc. 
La fortuna di questo itinerario è da rintracciare negli intensi rapporti, esistenti sin dal X secolo, tra le città di Arezzo, Forlì e Ravenna. Con l'aumento dei pellegrinaggi dall'area centroeuropea, la via tra Forlì ed Arezzo viene sempre più battuta, divenendo il percorso preferenziale per tutti coloro che giungono dalle Alpi centrali o orientali

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  1. Guida