Storia e cultura

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La storia di Chiusi dela Verna affonda le radici in tempi molto antichi, suddivederemo in ordine i diversi periodi storici cominciando dall'età etrusca-romana fino ad arrivare ai nostri giorni.

Si formano gli insediamenti di Dama, Corezzo, Giampereta, Sarna, Fontechiara, Compito, Oci e Vignoli, dove sono stati effettuati ritrovamenti di sepolture. Nasce lo stesso Capoluogo, il cui nome deriva probabilmente dal termine latino Clau-Clusu, che indica la chiusura della vallata rispetto ai centri circostanti. Il territorio è percorso dalla Via Maior, che collega Arezzo con la Romagna, oltrepassando il Passo Serra dopo aver risalito il corso del torrente Corsalone.  carta_storica.gif
Presenze archeologiche nella vallata del Corsalone e vallate limitrofe (Gruppo Archeologico Casentinese, G.A.C., in AA.VV.,Un paese "cosi detto Corsalone", Arezzo 1998).


ETA' MEDIOEVALE
Sull'antico percorso romano si forma il tracciato della via Romea, seguito soprattutto dai pellegrini di origine germanica che andavano a Roma seguendo un tragitto alternativo alla via Francigena, spostata più verso ovest. Esso fu attivo sicuramente per tutto il periodo dal XII al XIV secolo ed in particolare in occasione degli anni del Giubileo, la ricorrenza cristiana istituita nel 1300 da papa Bonifacio VIII. Imponente era il numero dei pellegrini di ogni ceto e nazionalità che percorrevano la Romea provenendo, oltre che dall'area tedesca, da quella scandinava, baltica, slava e dalla stessa Inghilterra.
La via entrava in Italia dal Brennero, attraversava quindi il Veneto e la Romagna fino a Forlì e Bagno di Romagna, passando l'Appennino ed entrando nel territorio casentinese per il passo Serra a circa 1150 metri di altitudine.
La parte iniziale del tragitto casentinese si snodava attraverso l'alto corso del Corsalone, nel territorio della Vallesanta, dove sono ancora individuabili alcuni tratti del selciato medievale, purtroppo in parte danneggiato o asportato. La strada toccava poi vari nuclei abitati o castelli, passando per Scapruggine, Fatucchio, Biforco, Aioli, Monte Silvestre e Montefatucchio. Raggiunto Rimbocchi, il cammino proseguiva lungo il torrente Corsalone, come ci testimoniano le notizie relative ai numerosi Spedali, le strutture che sorgevano proprio lungo le principali vie di comunicazione per accogliere i pellegrini, i viandanti o comunque tutti coloro che avevano bisogno di cure e di riposo.
Altro nucleo toccato dalla Romea nel territorio di Chiusi era Sarna, da dove la strada proseguiva oltrepassando Rosina, Chitignano, Poggio d'Acona, Valenzano ed infine Subbiano e Arezzo. Da qui proseguiva per Orvieto e quindi per Roma.
Risale al periodo medievale anche l'origine di molti centri del territorio chiusino, come Caggio, La Rocca, Corezzo. La data più antica in cui si ha notizia di Chiusi è il 967, anno in cui il castello e il feudo circostante, che comprendeva le comunità di Verghereto, Pieve Santo Stefano, Badia Tedalda, Sarna, Compito, Vezzano e Chitignano, erano stati affidati a Goffredo di Ildebrando Catani dall'imperatore Ottone I di Germania. Su questo feudo, nel 1261, rivendicò la propria sovranità Guglielmo degli Ubertini, lasciando ai fratelli Orlando, Alberto e Niccolò Catani il solo dominio sul castello di Chiusi.

ETA' MODERNA
Il conte Orlando e il monte della Verna
Ai Catani è legato un episodio significativo nella storia del territorio chiusino: la donazione a Francesco d'Assisi del monte della Verna da parte del conte Orlando, avvenuta nel 1213 dopo il loro incontro nel castello di San Leo. Da allora, Francesco si recò più volte alla Verna con i suoi fratelli, fino al 1224 quando vi ricevette le stimmate. A ricordo della capanna di frasche in cui il Santo viveva durante i suoi soggiorni, alla fine del XIV secolo la contessa Caterina Tarlati fece erigere la cappella di Santa Maria Maddalena, all'interno della quale è ancora conservata la pietra su cui sedette Gesù quando apparve al Santo di Assisi. 
Dalla costruzione delle prime celle per i frati all'edificazione globale del Convento, La Verna è stata al centro di molte vicissitudini del territorio di Chiusi; nel 1440 il luogo venne invaso dalle truppe di Niccolò Piccinino alla ricerca di viveri, mentre nel 1498, in un momento particolarmente doloroso per l'Italia centro settentrionale, il condottiero veneto Bartolomeo d'Alviano, sostenuto dai Medici in esilio contro la Repubblica Fiorentina, occupò il Convento con 150 cavalli e circa 800 fanti, devastandolo completamente ed interrompendone la ricostruzione messa in atto dopo l'incendio di venti anni prima.
-1551, Censimento Mediceo: la comunità di Chiusi risulta nel suo complesso abbastanza vitale dal punto di vista economico ed ancora abbastanza abitata, nonostante che quasi tutta l'area casentinese vada soggetta ad un certo spopolamento. Globalmente vi si registrano 2.059 abitanti, con 528 anime a Montefatucchio, 454 a Chiusi e 319 a Corezzo. 
-1745, Censimento Lorenese: possiamo renderci conto di come in totale fossero diminuiti gli abitanti dell'area comunale, passando da 2.059 a 1.640. Più tardi, alla data di attivazione del Catasto ottocentesco, il loro numero era nuovamente aumentato (1.777) e all'indomani dell'Unità d'Italia era salito a 2.496 unità. 
-1776, con il riordino amministrativo di Pietro Leopoldo viene soppressa l'antica Podesteria e il “comunello” è unito ad altre tredici località vicine in un unico distretto amministrativo. Nel 1838 il Comune di Chiusi viene trasferito all'Ufficio del Censo di Bibbiena e la comunità da questo momento prende a chiamarsi Chiusi in Casentino.

ETA' CONTEMPORANEA
I secoli XIX e XX
1880: giunge la linea ferroviaria Arezzo-Stia che passa per il Corsalone dove purtroppo non è ancora prevista una fermata, in mancanza di un agglomerato urbano.
1922: a sottolineare il legame tra il Santuario della Verna e la comunità di Chiusi, viene riportata nel Capoluogo la sede amministrativa comunale ed il centro prende a chiamarsi finalmente Chiusi della Verna. L'esilio del Comune può dirsi finito e l'intera comunità, compresi i centri montani, comincia a dotarsi di tutti i servizi fondamentali alla vita civile.
La maggior parte delle nuove attività produttive, fin dai primi decenni del secolo, si sviluppano più a valle, in particolare presso il nuovo nucleo del Corsalone, dove tra la ferrovia e la strada Umbro-Casentinese, nasce la cementeria Sani e Timossi che lavora i calcarei marnosi presenti nelle vicinanze. Nel 1933 il cementificio è assorbito dalla Società Anonima Cementi del Corsalone (SACCI).
A partire dagli inizi degli anni Sessanta comincia il vero e proprio decollo industriale del fondovalle, che vede il sorgere di ben 65 aziende fra artigianali ed industriali ed un netto aumento della popolazione residente in loco nonché di quella pendolare.
Il Censimento del 1991 registra una popolazione complessiva del Comune pari a 2.223 unità, di cui 689 abitano al Corsalone, mentre 556 nel Capoluogo. Quest'ultimo è stato meta, per tutto il '900, di numerosi personaggi del mondo della cultura italiana ed internazionale. Agli inizi del secolo, Pico Pichi vi acquistò l'ampio scoglio a ridosso dei ruderi del Castello del conte Orlando, presso cui costruì la casa di pietra dove ospitava amici come Giovanni Papini, Oscar Ghiglia e Johannes Joergensen; Piero Bargellini ristrutturò un antico mulino, con la gora, o 'bottaccio', che divenne il luogo preferito delle sue vacanze, ed infine Paulo Ghiglia frequentò sempre più assiduamente la casa della Rocca.

 

TRADIZIONI

Il 4 ottobre, nella ricorrenza della morte di San Francesco di Assisi, il sindaco di Chiusi rinnova ai frati minori francescani l'Offerta del Pane e del Vino, tradizione che rievoca la donazione fatta dal Conte Orlando nel 1214. 
Nella frazione di Corsalone, in occasione dei festeggiamenti del patrono San Giuseppe, si svolge una festa paesana.
Ogni anno, la prima domenica di Luglio, ha luogo una festa presso un'altra meta di pellegrinaggio, l'Eremo della Casella, che sorge a circa 1260 metri di altitudine, ed è raggiungibile per una carrareccia attraverso un bellissimo paesaggio ricco di castagni, di faggi e di sorgenti. L'Eremo venne fondato a ricordo dell'addio dato da San Francesco alla Verna dalla cima del monte Casella nel 1224 nel viaggio di ritorno ad Assisi.
Sono pian piano cadute in disuso altre tradizioni legate sia alla vita agricola che a quella religiosa, come ad esempio le “rogazioni”, ovvero le benedizioni dei campi per l'Ascensione, l'abitudine di suonare le campane per allontanare la grandine ed infine le varie feste e preghiere fatte in occasione della semina, della mietitura, della battitura e degli altri lavori agricoli.

Appartengono infine al passato anche tutte quelle manifestazioni folkloristiche che affondavano la loro origine nel periodo medievale; ricordiamo la credenza che la Befana vivesse a Monte Fatucchio, o quella che per tenere lontane le streghe dalla casa di una puerpera si dovessero appendere fuori della porta dei carciofi selvatici, detti “carline”.

 

ANTICHI MESTIERI

La campagna, la natura, il bosco hanno sempre dato vita anche a molti mestieri, oramai quasi del tutto scomparsi, di cui la gente del luogo è vissuta per secoli. Il carbonaio, il macchiaiolo, il tagliatore e il bracino erano figure comunissime in una realtà strettamente legata alla presenza della foresta, la quale poteva fornire risorse e occasioni di sopravvivenza anche nei periodi più difficili. Fino alla metà del '900, un' attività tipica della zona era quella della transumanza, che occupava moltissime famiglie di pastori che per decenni hanno portato le loro greggi a trascorrere l'inverno in Maremma.

Alla transumanza si legavano i vari mestieri necessari a renderla possibile: il boscaiolo, il vergaio, o capogruppo, il tosatore di pecore o lo stesso pinottolaio che, giunto in Maremma, si dedicava alla raccolta delle pine da frutto. L'allevamento del bestiame forniva anche altre occupazioni tipiche dei borghi rurali da cui è costellato il territorio di Chiusi, come ad esempio il fabbro, il maniscalco, lo stesso falegname o il castrino, figura itinerante per i paesi con il compito di castrare i maiali per l'ingrasso o i polli destinati a divenire capponi.

Le donne si dedicavano infine quasi esclusivamente ai lavori domestici e agricoli; esse integravano a volte l'economia familiare filando la lana, tessendo al telaio o intrecciando la paglia. Quest'ultima attività era tipica della zona e le trecciaiole di Chiusi erano famose per i loro prodotti, che venivano usati anche per la lavorazione industriale.